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	<title>Commenti a: E li chiamarono briganti</title>
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	<description>Associazione Culturale Due Sicile - Sede di Milano</description>
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		<title>Di: stefano testa</title>
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		<dc:creator>stefano testa</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 15:12:16 +0000</pubDate>
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		<description>Con tutto il mio astio e il mio disprezzo per la dinastia sabauda, con un bisnonno anarchico e una storia familiare di lotta contro il sopruso monarchico e massonico, trovo inaccettabili, perché razziste e generalizzanti, le opinioni espresse da Pagano a proposito dei piemontesi in quanto tali; trovo altresì ridicolo e indegno di qualunque studioso di un fenomeno storico l&#039;uso di appellativi riduttivi come &quot;barbari&quot; - e non mi si venga a parlare di etimologie, di grazia - volti a comunicare pretese superiorità culturali  e che mostrano come la &quot;supponenza&quot; sia diffusa ben oltre i confini delle terre subalpine. Evito, naturalmente, di commentare le affermazioni che descrivono il Regno delle Due Sicilie come un Eden di perfezione sociale, economica e culturale, basterebbe osservare le statistiche sull&#039;analfabetismo, sulla produzione economica e sulle infrastrutture nell&#039;immediato periodo postunitario perché qualche dubbio si profili all&#039;orizzonte. Quanto alle schioppettate di benvenuto, se l&#039;esercito borbonico avesse avuto la volontà strutturale (con una base politica e nazionale vera) di resistere davvero, la &quot;conquista del Sud&quot; non sarebbe mai avvenuta, lo sappiamo tutti quanti. Il problema è capire perché la resistenza non sia avvenuta, e sia stata lasciata in mano a masse rurali che difendevano, spesso senza saperlo, i privilegi di altri, in primo luogo di un clero fanatico e spaventosamente retrivo. I resistenti meridionali, purtroppo, combattevano per una causa reazionaria, non rivoluzionaria. Per questo hanno perduto, e per questo solo pochi nostalgici pieni di livore e di senso di rivalsa li rimpiangono, anche se essi hanno tutto il mio rispetto per il grande coraggio e la fermezza dimostrata nel non volersi piegare a un cambiamento non richiesto. Attribuire la responsabilità dei propri problemi sempre a cause esterne, a qualcuno venuto da fuori, è purtroppo tipico dei gruppi che si definiscono oggi subalterni, oggetto di colonizzazione e costretti a misurarsi non solo con gli altri, ma anche e soprattutto con l&#039;immagine di sé che questi stessi altri creano di loro. W il Sud libero, senza complessi di inferiorità e senza frustrazioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con tutto il mio astio e il mio disprezzo per la dinastia sabauda, con un bisnonno anarchico e una storia familiare di lotta contro il sopruso monarchico e massonico, trovo inaccettabili, perché razziste e generalizzanti, le opinioni espresse da Pagano a proposito dei piemontesi in quanto tali; trovo altresì ridicolo e indegno di qualunque studioso di un fenomeno storico l&#8217;uso di appellativi riduttivi come &#8220;barbari&#8221; &#8211; e non mi si venga a parlare di etimologie, di grazia &#8211; volti a comunicare pretese superiorità culturali  e che mostrano come la &#8220;supponenza&#8221; sia diffusa ben oltre i confini delle terre subalpine. Evito, naturalmente, di commentare le affermazioni che descrivono il Regno delle Due Sicilie come un Eden di perfezione sociale, economica e culturale, basterebbe osservare le statistiche sull&#8217;analfabetismo, sulla produzione economica e sulle infrastrutture nell&#8217;immediato periodo postunitario perché qualche dubbio si profili all&#8217;orizzonte. Quanto alle schioppettate di benvenuto, se l&#8217;esercito borbonico avesse avuto la volontà strutturale (con una base politica e nazionale vera) di resistere davvero, la &#8220;conquista del Sud&#8221; non sarebbe mai avvenuta, lo sappiamo tutti quanti. Il problema è capire perché la resistenza non sia avvenuta, e sia stata lasciata in mano a masse rurali che difendevano, spesso senza saperlo, i privilegi di altri, in primo luogo di un clero fanatico e spaventosamente retrivo. I resistenti meridionali, purtroppo, combattevano per una causa reazionaria, non rivoluzionaria. Per questo hanno perduto, e per questo solo pochi nostalgici pieni di livore e di senso di rivalsa li rimpiangono, anche se essi hanno tutto il mio rispetto per il grande coraggio e la fermezza dimostrata nel non volersi piegare a un cambiamento non richiesto. Attribuire la responsabilità dei propri problemi sempre a cause esterne, a qualcuno venuto da fuori, è purtroppo tipico dei gruppi che si definiscono oggi subalterni, oggetto di colonizzazione e costretti a misurarsi non solo con gli altri, ma anche e soprattutto con l&#8217;immagine di sé che questi stessi altri creano di loro. W il Sud libero, senza complessi di inferiorità e senza frustrazioni.</p>
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